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Economia circolare: la quarta rivoluzione industriale

 19-08-2021  

I modelli di business green creano imprese più competitive e aumento occupazionale

Economia Circolare, l’economia che si auto-rigenera.

L’economia circolare, definita la quarta rivoluzione industriale, è un sistema economico avente l’obbiettivo di riutilizzare i diversi materiali (biologici e/o tecnici) in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi. Viene definita come “un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun’altro. Quello circolare è quindi un modello capace di cogliere ogni opportunità per limitare il dispendio di materia ed energia in ingresso e di minimizzare scarti e perdite, ponendo attenzione alla prevenzione dei danni ambientali e alla realizzazione di nuovo valore sociale e territoriale.

Si tratta di un economia che abbraccia mondi diversi: la bio-economia, la sharing economy, il remanufacturing, la rigenerazione, la gestione dei rifiuti. Oggi il modello green supera quello dell’ economia lineare, ormai pronto per essere sostituito dove, quando terminato il consumo termina anche il ciclo del prodotto che diventa rifiuto, costringendo la catena economica a riprendere continuamente lo stesso schema: estrazione, produzione, consumo, smaltimento.» 

Le tre “R” alla base dell’economia circolare.

I tre concetti dell’industria 4.0 sono:

Reduce: ridurre i consumi di materia prima e le quantità di sprechi;

Reuse; il riutilizzo delle materie. Trovare un nuovo modo di riutilizzare gli oggetti, anziché buttarli via; 

Recycling: dare nuova vita agli oggetti che non usi più, rendendoli riutilizzabili. 

Alcuni modelli di business circolari 

Prodotto come servizio: offrire un prodotto e servizi annessi. Es stampante, con toner, carta, manutenzione, gestione fine vita, ecc)

Rigenerazione: riparare un prodotto e rimetterlo in vendita perfettamente funzionante ad un prezzo scontato. Un vero e proprio re-manufacturing effettuato in fabbriche di rigenerazione dei materiali;

Upcycling: il nuovo ciclo della materia che dà valore allo scarto di produzione (es trasformare un bancale in un tavolino)

Life-extension: proporre oggetti con durata di vita superiore a prezzo maggiorato.

Utilizzo di materiali sostenibili ed innovativi. Pensiamo, per esempio, alla start-up siciliana che trasforma le bucce d’arancia in tessuto.

Condivisione di proprietà (sharing economy). 

L’Europa e l’Italia per l’economia circolare

La Commissione Europea ha approvato nel 2015 delle norme sulla Circular Economy Action Plan; 54 azioni, elaborate per facilitare la transizione verso un’economia circolare. Entreranno in vigore dal 2030 e obbligheranno i Paesi membri a riciclare almeno il 70% dei rifiuti urbani e l’80% dei rifiuti da imballaggio, oltre al divieto di gettare in discarica quelli biodegradabili e riciclabili. Al primo posto troviamo Germania ed Austria, i quali riciclano già il 66% dei rifiuti, ma un merito spetta anche all’Italia, che si trova in ottima posizione per quanto riguarda sia il settore rifiuti, che quello dei processi di riciclo. 

Tre sono le attività principali, su cui la UE ha voluto mettere il suo focus: la riduzione dell’impronta dei consumi; l’aumento dell’utilizzo di materiali circolare; il sostegno alla crescita economica. Tutti settori che risultano essere poco sviluppati. Basti pensare che solo il 12% dei materiali utilizzati dalle industrie sul territorio dell’UE proviene dal riciclaggio.

Imprese più competitive e aumento occupazionale

Oggi le imprese che puntano sull’elevata qualità ecologica dei prodotti e dei processi produttivi sono quelle più competitive. Non si tratta di un settore legato esclusivamente ai comparti tradizionalmente ambientali (risparmio energetico, fonti rinnovabili, riciclo dei rifiuti), ma un vero e proprio “filo verde”, che attraversa e innova anche i settori economici più maturi.

In attesa che la politica approvi sempre più norme in questa direzione, occorre che il ‘mondo Azienda’ comprenda sempre più le potenzialità della green economy. Occorre trasformare quanto prima l’attuale modello economico lineare, in un sistema che ponga come pilastri sostenibilità, tutela dell’ambiente e circolarità. Per esperti e ricercatori, l’economia verde è tra le strategie più concrete e percorribili per far ripartire l’Italia.

Le potenzialità di un’economia, insieme ai problemi del clima sono temi cardine nella percezione dell’opinione pubblica, soprattutto in un Paese come il nostro, povero di materie prime e ricco di possibilità  sulle fonti energetiche rinnovabili. Oggi il ricco patrimonio di conoscenze, di tecnologie e di buone pratiche sono in grado di offrire soluzioni eco-compatibilmente praticabili ed economicamente sostenibili.

Uno studio della Global Commission on the Economy and Climate, organismo indipendente voluto da Regno Unito, Svezia, Indonesia, Norvegia, Corea del Sud, Colombia ed Etiopia, ha quantificato i vantaggi economico-sociali della salvaguardia del clima. Questi rivelano le enormi possibilità che la transizione apre al mondo intero, che potrebbe essere perfino più vantaggiosa del cosiddetto “business as usual”. Nei prossimi 20 anni gli esperti prevedono una forte diminuzione nella domanda di carbone, petrolio e gas. Di fronte a tale scenario, una “nuova” economia green sviluppata su cinque settori (energia, città, trattamento delle acque, settori industriali, utilizzo del suolo), garantirebbe un guadagno di 26mila miliardi di dollari, rispetto al risultato atteso con il vecchio modello. 

Servono investimenti verdi e uno stop ai finanziamenti alle fonti fossili entro il 2020. I finanziamenti pubblici a queste ultime e alle agroindustrie inquinanti dovrebbero essere cancellati,  obbligando imprese e investitori a comunicare gli impatti dei loro business sul clima. Parallelamente occorre lanciare un grande programma di sostegno alle infrastrutture sostenibili, mentre il mondo della finanza dovrebbe raddoppiare gli investimenti verdi.

Il passaggio dall’economia lineare a quella circolare non è più solo una necessità, ma rappresenta una vera opportunità. La Commissione Europea prevede 580.000 posti di lavoro nei prossimi anni, di cui solo in Italia 190.000. In termini economici, si prevede che gli investimenti nell’economia circolare faranno aumentare il PIL europeo del 0,5% creando circa 700.000 nuovi green workers entro il 2030. Cifra che nel Mondo salirebbe a 65 milioni di posti di lavoro “verdi”, mentre si potranno evitare circa 700mila morti premature, dovute all’inquinamento dell’aria.

La filosofia di Simpaticotech

Simpaticotech nasce 20 anni fa, motivata da un forte orientamento verso la green economy, quando il modello circolare era ancora ad uno stato embrionale. Difficile affermare se siamo stati noi l’utero del settore del ricondizionato o se è stata la grande Matrix a portare in gestazione noi. Siamo comunque felici di far parte di questo Salto Epocale, di questa Transizione da un economia basata sul depauperamento delle materie prime, ad un modello più rispettoso dell’ambiente e dell’uomo. 

La nostra filosofia è di preservare terre e mari, ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente, sostenere il lavoro, contribuire al miglioramento climatico, promuovere una cultura di informazione ecologica, etica e solidale tra uomini ed ambiente, nonché creare un ciclo virtuoso nella coscienza dei nostri partner e clienti.

Filosofia perfettamente in linea con la neonata Transizione Ecologica Solidale, un think tank di politici, personalità della cultura e addetti del settore. La TES ha lo scopo di proporre soluzioni per affrontare la crisi climatica ed ecologica, trasformandola in occasione di sviluppo di una nuova economia green, di tipo circolare, in grado di assicurare una nuova e migliore occupazione e di tutelare il capitale naturale: la Nostra Terra.

Vogliamo essere Simpatici con il Pianeta e con tutti i suoi abitanti. 

Fino in fondo e ancora per molto. 

 

 

Raffaella D'Alessandro

 

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